Cattolica - 20/25 Giugno 2016

Carlo Lucarelli racconta...

Un mistero all'anno

di Carlo Lucarelli

Quanti anni sono, trenta?
Trent'anni esatti nel 2003.
Nel frattempo, durante questi trent'anni del Premio Gran Giallo Città di Cattolica, sono successe molte cose nel giallo italiano e molte di queste non ci sarebbero state senza il Premio.
O senza il MystFest, che per molto tempo è stato lo stesso.
Perchè come succede di solito ai premi sinceri – ma qui di più, vista la passione quasi esoterica che ha sempre acceso chi si muove attorno al giallo sia nello scrivere che nel leggere – anche il Gran Giallo ha sempre fatto alcune cose molto importanti.
Come scoprire, spingere, consacrare, e soprattutto documentare.

Se si scorre la lista dei vincitori del concorso per il miglior racconto o romanzo inedito, per esempio, si incontrano nomi che hanno segnato la storia del giallo italiano. Basta arrivare al secondo anno, il 1974, e si trova Loriano Macchiavelli con Fiori alla memoria, il primo romanzo in cui compare Sarti Antonio.
Ora, definire Loriano Macchiavelli il "decano" del giallo italino è pericoloso, perchè lui, forte di una fibra sicuramente più giovanile della mia nonostante i suoi capelli bianchi, di solito si arrabbia. Ma, almeno letterariamente, il concetto è giusto e Sarti Antonio è stato e continua ad essere uno degli investigatori più importanti e imitati del giallo nostrano.

Bene, basta scendere soltanto all'anno successivo e si arriva a Secondo Signoroni, con Qui commissariato di zona, premio al romanzo inedito del 1975. Secondo Signoroni, un'altra firma storica che anche se adesso è meno ricordata di quanto meriterebbe resta sempre uno dei fondamenti del giallo italiano.
E ce ne sono tanti altri, c'è Alberto Eva, c'è Bruno Gambarotta, Carmen Iarrera, Nino Filastò, Gianni Materazzo, e nel 1989 arriva anche il giovane ma già esuberante Andrea G. Pinketts, premio al racconto inedito con Il punto di vista del licantropo.

E nel '91 Eraldo Baldini, con Re di carnevale. E questo solo per parlare dei premi agli inediti e solo di alcuni, per motivi di memoria e di spazio.

Senza tutto questo, senza tutto questo movimento attorno ad un'idea, quella del giallo italiano, che allora qualcuno riteneva soltanto un gioco per alcuni fanatici iniziati – il cui rappresentante più evidente, lo ricordo con affetto, era quell'Alauso de' Temalis capace di citare a memoria TUTTI i Gialli Mondadori – per morbosi e limitati aspiranti scrittori o per critici in cerca di originalità, il giallo italiano come lo conosciamo non esisterebbe.
Perché il Premio Gran Giallo, con i romanzi e i racconti vincitori o selezionati, ha dimostrato fin da subito che contrariamente a quanto allora qualcuno riteneva, attorno al giallo c'erano scrittori originali e attenti, lettori e appassionati e consapevoli e critici originali e scrupolosi. Solo per citarne due – anche questi da ricordare con un affetto e una tenerezza che molti non riterrebbero adatta a scrittori e lettori di misteri e omicidi come noi siamo – Oreste del Buono e Giuseppe Petronio. Che c'era un vero e proprio movimento, caratterizzato anche da attive associazioni di giallisti, come la SIGMA, che nel 1982 assegnò il premio per il miglio racconto inedito a Trova le parole, spaventalo di Bruno Gambarotta, o come il "Gruppo 13", che ha sempre affiancato con entusiasmo tutte le attività del premio e del MystFest di Cattolica.

Scoprire, spingere, consacrare. L'altra cosa che fanno i premi, e il Gran Giallo lo ha sempre fatto e continua a farlo benissimo, è documentare. In trent'anni di vita sono arrivati alle varie redazioni e giurie del premio migliaia di manoscritti.

Io ne so qualcosa, essendo parte delle varie giurie dal 1991, e me li ricordo ancora con affascinato terrore quei pacchi di dattiloscritti col timbro del comune di Cattolica che arrivavano alle scadenze dei vari bandi. Trecentosessanta racconti. Duecentocinquanta. Quattrocento. Tutti contrassegnati con un numero in alto a destra, perché i concorrenti erano rigorosamente anonimi. Come succede in tutti i concorsi – e il Gran Giallo, per quanto speciale, non è sfuggito a questa sindrome – pochi erano belli, qualcuno era straordinario, molti erano così così e alcuni erano di una bruttezza eccezionale, che da sola avrebbe meritato un premio. Ma nella maggior parte erano sinceri, scritti da lettori appassionati del genere, e testimoniavano della sua evoluzione e della vitalità di sottogeneri e tendenze.

In quelle migliaia di manoscritti abbiamo assistito alle variazioni del "giallo classico", del "hard boiled" e del "noir", all'ingresso nel genere della realtà e della cronaca, alla sua contaminazione con altri generi come l'horror e il fantastico.

Ad un certo punto, leggendo i dattiloscritti, ci si poteva accorgere che un certa specialità aveva esaurito la sua funzione, che non aveva, almeno per il momento, niente da dire, perché i racconti che esprimeva erano fiacchi, prevedibili e stereotipati, mentre un'altra, invece, produceva racconti originali e pieni di forza e intensità.

Sono stati momenti di passaggio non del tutto pacifici, a volte traumatici, e nella giuria si riproponeva il dibattito che in quel momento, poteva opporre critici, editor e lettori di genere.

Per esempio la riunione che nel '91 premiò Re di Carnevale di Eraldo Baldini, un racconto sicuramente non classico, che aveva forti venature horror che sfioravano il soprannaturale, alla Baldini appunto, non fu per niente pacifica e il racconto, pur riconosciuto da tutti come molto bello, passò di stretta misura, con l'apporto decisivo del professor Petronio. E non fu pacifica neanche quella che nel '96 premiò L'omino di Mojacar di Paola Mordiglia, che aveva come crime il furto di un portafoglio – cosa che avrebbe fatto inorridire il Van Dyne delle Venti regole per scrivere un giallo – ma era talmente preciso nella costruzione della suspance da poter essere ritenuto un buon giallo anche senza morto.

Allora, quanti anni sono passati? Trenta esatti? Bene, tutto quello che è successo nelle librerie, nella penna degli scrittori e nella testa dei lettori di gialli dopo quel lontano 1973, quando Gaetano Gadda vinse il primo Premio Gran Giallo Città di Cattolica per il miglio romanzo inedito con Il vino, la luna e il gatto, tutto quello che è successo, tutta la forza, il valore e la vitalità del giallo italiano di oggi stanno a dimostrare che chi allora si inventò il premio ha avuto davvero una gran bella idea.